lunedì 15 giugno 2009

Perugia e il suo hinterland






Collocazione geografica
Perugia, capoluogo regionale, e il suo territorio: siamo nel cuore dell’Umbria, in un’ area piuttosto vasta situata alla confluenza tra le due valli fluviali principali della regione (Valle del Tevere e Valle Umbra) e in corrispondenza dell’intersezione della superstrada E45, del raccordo autostradale PG-Bettolle, e della SS75 PG-Foligno.

Ambiente e paesaggio contemporaneo
Basse e medie colline che a ovest degradano verso il Trasimeno e a nord sono dominate dall’emergenza del monte Tezio, netto caposaldo percettivo con la sua nuda cupola calcarea, mentre a sud sud-est si aprono lasciando il posto ad una ampia fascia pianeggiante alla confluenza della valle del Tevere nella Valle Umbra (Le grandi conche interne e le ampie fasce fluviali): questa è la cornice ambientale che percepisce chi attraversa l’area del perugino, percorrendo gli assi ferroviari e viari principali che qui convergono.
Sorvolando oggi questo territorio, allo sguardo si presenta una visione per certi versi inedita del paesaggio regionale: un esteso addensamento urbano centrale collinare con prolungamenti edilizi lineari verso la piana, attestati sui principali assi stradali. Questi si ispessiscono soprattutto in corrispondenza delle frazioni storiche attorno ai ponti sul Tevere (Ponte Felcino, Ponte Rio, Ponte San Giovanni, ….), si frammentano in brani edilizi più o meno eterogenei nella periferia ovest, sud-ovest, saldando il capoluogo ai centri abitati confinanti (Corciano), oppure si disperdono in una fitta nebulosa insediativa.
E’ il paesaggio di una città che ha assistito, soprattutto dal dopoguerra in poi, alla concentrazione nel suo territorio delle più consistenti trasformazioni insediative ed economiche.

Basse e medie colline che a ovest degradano verso il Trasimeno e a nord sono dominate dall'emergenza del monte Tezio, netto caposaldo percettivo con la sua nuda cupola calcarea...

Collocazione geografica
Perugia, capoluogo regionale, e il suo territorio: siamo nel cuore dell’Umbria, in un’ area piuttosto vasta situata alla confluenza tra le due valli fluviali principali della regione (Valle del Tevere e Valle Umbra) e in corrispondenza dell’intersezione della superstrada E45, del raccordo autostradale PG-Bettolle, e della SS75 PG-Foligno.

Ambiente e paesaggio contemporaneo
Basse e medie colline che a ovest degradano verso il Trasimeno e a nord sono dominate dall’emergenza del monte Tezio, netto caposaldo percettivo con la sua nuda cupola calcarea, mentre a sud sud-est si aprono lasciando il posto ad una ampia fascia pianeggiante alla confluenza della valle del Tevere nella Valle Umbra (Le grandi conche interne e le ampie fasce fluviali): questa è la cornice ambientale che percepisce chi attraversa l’area del perugino, percorrendo gli assi ferroviari e viari principali che qui convergono.
Sorvolando oggi questo territorio, allo sguardo si presenta una visione per certi versi inedita del paesaggio regionale: un esteso addensamento urbano centrale collinare con prolungamenti edilizi lineari verso la piana, attestati sui principali assi stradali. Questi si ispessiscono soprattutto in corrispondenza delle frazioni storiche attorno ai ponti sul Tevere (Ponte Felcino, Ponte Rio, Ponte San Giovanni, ….), si frammentano in brani edilizi più o meno eterogenei nella periferia ovest, sud-ovest, saldando il capoluogo ai centri abitati confinanti (Corciano), oppure si disperdono in una fitta nebulosa insediativa.
E’ il paesaggio di una città che ha assistito, soprattutto dal dopoguerra in poi, alla concentrazione nel suo territorio delle più consistenti trasformazioni insediative ed economiche.

L’antica Perugia
Quando, avvicinandosi al capoluogo, la visuale può aprirsi sul centro antico di Perugia allungato sulla cima del colle, che con la sua compattezza formale e aderenza alla morfologia del rilievo si distingue dall’espansione moderna che gli sta a ridosso, l’identità storica di questo paesaggio riemerge con forza.
Perugia, città di fondazione etrusca sorta sui due colli del Landone e del Sole, dapprima recinta da mura colossali, ampiamente ristrutturata in età augustea, lambita e compresa tra importanti vie consolari. Una città che dopo il mille si dirama sui crinali, espandendosi con i suoi “borghi” attorno ai grandi complessi conventuali (S. Domenico, S. Pietro, S. Angelo,…) nella nuova cinta muraria, ed estende il suo dominio fino al Trasimeno e al Chiugi. L’antica Perugia che, poi, in momenti diversi, viene profondamente trasformata dalle due rocche-fortezze (la Cittadella di Porta Sole e la Rocca Paolina, entrambe destinate ad essere distrutte), simboli del dominio pontificio sulla città.
Sono proprio questi segni o emergenze monumentali a rappresentare le principali coordinate visive per chi osserva la città storica dal basso: verso sud, i campanili svettanti di S. Domenico e S. Pietro, la torre degli Sciri, la mole sporgente degli edifici di fine ottocento, costruiti là dove sorgeva la Rocca Paolina, emergono sul profilo della città. A chi, provenendo da nord, risale verso il colle storico, risaltano netti alla vista il muro di collegamento con il cassero contraffortato di S. Antonio (ciò che è rimasto della distrutta fortezza di Porta Sole), e la cinta muraria, entrambi liberi visivamente da altre presenze che la natura instabile e la particolare morfologia del rilievo hanno impedito.

La trama insediativa storica
Chi vuole meglio cogliere le matrici storiche del paesaggio del perugino, deve rintracciare nel territorio la trama dei villaggi, dei castelli e borghi medievali, realizzati ex novo o riedificati su antiche strutture romane o preromane, come poli di organizzazione produttiva del contado e/o come presidio di difesa del territorio.
Di questa trama fitta e complessa di insediamenti sparsi, prevalentemente d’altura, oggi spesso sopravvivono solo tracce delle mura o della mole emergente del cassero (Pretola, S. Andrea delle Fratte, Solomeo, San Sisto, Pila, Ponte Pattoli, …), difficilmente identificabili tra i moderni rigonfiamenti edilizi; oppure rimangono “documenti” meglio conservati/restaurati, dove l’integrità delle strutture urbanistiche ed edilizie storiche si affianca, in molti casi, a modalità e forme inedite di fruizione turistica.
Tra questi ultimi, i borghi/castelli di Santa Giuliana e Antognolla, arroccati a nido d’aquila in un boscoso paesaggio alto-collinare; il borgo-castello di Torgiano, alla confluenza del Chiascio nel Tevere, rifondata roccaforte medievale di controllo di uno dei più importanti ponti sul fiume (“Pontenuovo”, distrutto nell’ultimo conflitto mondiale e poi ricostruito), immerso nei suoi vigneti specializzati, evoluzione di un’antica presenza che oggi si vuole rilanciare nei circuiti turistici, riscoprendo il valore culturale dei “paesaggi del vino”. Oppure, il borgo-castello di Corciano, con il suo anello di mura e il cassero, fulcro dominante e visivamente emergente da qualsiasi parte si guardi il borgo, largamente utilizzato come residenza secondaria. Circondato da colline boscose ma diffusamente edificate, oggi Corciano sovrasta l’urbanizzazione recente nella valle, un embrione di “strada-mercato” sulla direttrice per il lago.
Ma, nel perugino, l’impronta medievale dell’insediamento va anche ricercata nella rete di ospedali, pievi, chiese e, in particolare, di grandi e antichi complessi abbaziali. Questi ultimi, con la loro straordinaria opera di messa a coltura, miglioramento e bonifica delle terre, hanno organizzato la vita economica e plasmato il paesaggio di vasti territori: verso sud, sud-est, l’Abbazia di San Pietro, che dalla città ha allargato la sua influenza fino a Todi e Assisi; a nord, verso Umbertide (snodo per il Tifernate-Città di Castello), l’insediamento benedettino di S. Maria Val di Ponte (Montelabate), uno dei più antichi e maggiori centri di potere benedettino (da essa dipendevano 20 castelli e 30 parrocchie). Questo, attualmente sede di un’azienda agraria, si erge isolato con la mole imponente della chiesa sulla cima di un colle, in un paesaggio di rara bellezza.

Le ville antiche
Una particolare attenzione merita la presenza, qui particolarmente significativa, di ville gentilizie di campagna, che la città stessa ha irradiato nel suo intorno, soprattutto nel territorio verso il Trasimeno-Pievese, realizzate dall’aristocrazia nobiliare ed ecclesiastica: residenze prestigiose e luogo di svago ma anche centri di gestione agricola di vaste proprietà terriere.
In taluni casi, sono sorte su preesistenti strutture difensive (mirabilmente reinterpretate come nel Palazzo di Solfagnano, preservate come nel Castello di Pieve del Vescovo, ricostruite sui loro ruderi come Villa Alfani); in altri casi sono derivate da antiche architetture conventuali (Villa I Monticelli, Villa Umbra, La Badia). Grandi complessi monumentali cinquecenteschi, con giardini formali e grandi parchi paesaggistici (Villa del Cardinale), splendide ville settecentesche con mirabili terrazzamenti, facciate scenografiche, giardini pensili, eleganti recinzioni e viali alberati (Villa Alfani, Meniconi, Monticelli); ville ottocentesche, espressione di un desiderio di alta rappresentanza residenziale del ceto culturale locale, riconoscibili dalle ricche merlature e ingressi monumentali (Villa Gallenga Stuart e Villa Rossi Scotti).
Quasi tutte spiccano isolate, annidate su dolci pendii terrazzati (o in pochi casi, ma pur sempre significativi, collocate lungo il Tevere) con le macchie color verde cupo dei parchi e la mole dei palazzi che emerge tra i campi coltivati e le aree boscate sovrastanti: straordinario connubio di natura e cultura, nelle sue espressioni architettoniche e artistiche, prodotto di una formidabile integrazione visiva e funzionale tra emergenza e contesto agrario; anche se, oggi, quasi paradossalmente, appaiono come “recinti”, énclaves quasi sempre inaccessibili e non fruibili.

Il fiume e il paesaggio
E’ stato il Tevere ad avere un ruolo importante nell’organizzazione dell’insediamento antico: sin da quando costituiva punto di contatto/divisione tra Etruschi sulla riva destra (Ipogeo dei Volumni) e Umbri sulla riva sinistra; ma soprattutto quando, in epoca medievale, ha attratto insediamenti fortificati sulle colline che su di esso si affacciano, oppure, vicino ai suoi ponti, ha fatto nascere mulini, torri di avvistamento e fortilizi di difesa, oltre che piccoli nuclei rurali allineati lungo la strada di attraversamento.
Il fiume ha continuato ad avere questo ruolo catalizzatore dell’insediamento umano fino agli albori del novecento, attraendo i primi opifici industriali sorti fuori dell’abitato di Perugia che utilizzavano le sue acque sia a fini idroelettrici che produttivi. Questi, oggi, pur avendo perso il peso economico di un tempo, costituiscono un riferimento emergente nel paesaggio scomposto e destrutturato della pianura (ad es. il mulino e il pastificio di Ponte San Giovanni o il lanificio di Ponte Felcino).
Il Tevere, tuttavia, non è più oggi quella risorsa straordinaria di un tempo, che consentiva pratiche d’uso tradizionali e compatibili (il lavoro delle lavandaie, la raccolta a mano di ciottoli e sabbia, l’abbeveramento degli animali, ….), ed era fonte di prosperità economica oltre che spazio ludico di vita collettiva.
Di questo passato conserva alcune tracce, come i resti di antichi manufatti, alcuni abbastanza integri (es. Torre Baldelli- Bombelli a Ponte Felcino o il complesso fortificato torre-chiusa-mulino di Pretola, entrambi oggi utilizzati a fini sociali); “resiste” alle trasformazioni indotte dalle attività umane in una delle poche “isole di naturalità” rimaste, l’“Ansa degli Ornari” (“Sito di Interesse Comunitario”), residuo di cave riconquistate dalla vegetazione; elementi e testimonianze che si sta tentando di recuperare per ri-valorizzare la presenza del fiume nel paesaggio.

A cura di Sandra Camicia

Fonte: http://www.regioneumbria.eu/

Link: http://www.paesaggi.regioneumbria.eu/?paesaggio=3